C'è un dato che racconta meglio di ogni altro la trasformazione dell'isola: nel 1900 il grano occupava 900.000 ettari di terra siciliana. Nel 2010 erano scesi a 300.000. Oggi non arrivano a 150.000. Un tracollo che si è consumato nel giro di poche generazioni, accelerato negli ultimi anni da siccità sempre più lunghe e imprevedibili.
Vicino a Catenanuova, in provincia di Enna, un agricoltore ha visto bruciare sul campo 15 ettari di grano nel 2024, dopo che tra gennaio e giugno era piovuto una sola volta. Un evento che gli studi di attribuzione climatica indicano come molto più probabile oggi rispetto all'era preindustriale — quasi una volta e mezzo di più.

Tornare indietro per andare avanti
Di fronte a questa emergenza, alcuni ricercatori e agricoltori siciliani hanno scelto una strada che sembra paradossale: guardare al passato per costruire il futuro. Un agronomo dell'Università di Catania porta con sé, letteralmente nel bagagliaio dell'auto, una "biblioteca personale" fatta di spighe: decine di varietà di grano antico, ciascuna con una storia e un carattere diverso.
C'è la Bufala, apprezzata (fin troppo) dagli uccelli. C'è la Trentino, che deve il nome ai trenta chicchi che produce per spiga. C'è la Tuminia, le cui origini si perdono fino all'epoca greca. Varietà rustiche, capaci di resistere dove le cultivar moderne cedono, e che offrono un glutine più digeribile — anche se con rese decisamente più basse, circa la metà rispetto al grano contemporaneo.
Non è un caso isolato. Non lontano da Agrigento, sotto le colonne del Tempio della Concordia, un giardino agricolo unico ospita ulivi, pistacchi, carrubi e mandorli piantati fino al Seicento. Qui alcune università italiane stanno sperimentando innesti di antiche varietà su portainnesti più resistenti, in un progetto pensato per durare cinque anni.

Una terra abituata a reinventarsi
La Sicilia ha sempre saputo adattare le proprie colture ai tempi che cambiano. A Ribera, terra oggi famosa per gli agrumi, si coltivava canna da zucchero nel Settecento e riso nell'Ottocento, prima che le arance prendessero il sopravvento nel Novecento. Un produttore biologico della zona ha dimostrato che tecniche come la copertura vegetale del suolo e la potatura mirata possono abbassare la temperatura a livello del terreno di venti gradi nelle giornate più calde.
Questa capacità di trasformazione, radicata nella storia dell'isola — crocevia di greci, romani, arabi, ognuno dei quali ha portato semi e tecniche nuove — è oggi la carta più preziosa che la Sicilia agricola ha da giocare contro un clima sempre più ostile.
Perché scegliere il grano antico, oggi
Le varietà antiche non sono solo un capitolo nostalgico della storia siciliana. Sono un patrimonio genetico che porta con sé secoli di adattamento a un clima mediterraneo estremo — proprio quello che il resto d'Europa dovrà imparare a conoscere nei prossimi decenni. Scegliere il grano antico significa sostenere un'agricoltura più resiliente, un gluten più digeribile, e una biodiversità che l'agricoltura intensiva ha progressivamente cancellato.
In un'isola dove il grano brucia sui campi e i contadini raccontano di "sentire il cambiamento climatico sulla propria pelle", coltivare — e scegliere — grani antichi non è un vezzo identitario. È una scommessa concreta sul futuro.
